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“Sono 3.255 i cittadini del Lazio che hanno risposto alla campagna di ascolto sulle aspettative economiche promosso dalla Cgil di Roma e Lazio tra il 21 e il 28 aprile 2026. Il quadro che emerge è quello di una comunità sotto pressione: bollette, affitti e spesa alimentare assorbono gran parte dei bilanci familiari, mentre cresce il pessimismo sul futuro e crolla la fiducia nelle istituzioni”. Così una nota della Cgil Roma e Lazio. “Il 77 per cento dei rispondenti dichiara infatti che la propria situazione economica è peggiorata rispetto al 2025, mentre per il 68 per cento è destinata a peggiorare ulteriormente. A rispondere sono stati soprattutto lavoratrici e lavoratori: il 42 per cento del campione è occupato nel settore privato e il 39,7 per cento in quello pubblico. Le voci che pesano maggiormente sul bilancio mensile sono le utenze domestiche – luce, gas e acqua – indicate dal 28,2 per cento del campione, seguite da affitto o mutuo (26,2 per cento) e spesa alimentare (25,1 per cento)”.

 

“Tre costi essenziali che, da soli, coinvolgono quasi quattro persone su cinque. Dall’inizio del 2026 il 57,3 per cento ha già tagliato svaghi e spese non essenziali, l’8,4 per cento ha dovuto ricorrere a prestiti o all’aiuto dei familiari, il 7,2 per cento ha ridotto la spesa per il cibo e il 6,5 per cento ha rinunciato a cure mediche. Solo il 12,2 per cento afferma di riuscire ancora a far fronte a tutte le spese”. Un’altra fonte di pressione quotidiana “è rappresentata dalla mobilità. Il 61,4 per cento dei rispondenti si sposta prevalentemente in auto privata, spesso per necessità, anche perché il 76,3 per cento giudica inadeguato il trasporto pubblico. In questo quadro, l’aumento del costo del carburante aggrava ulteriormente la situazione: il 79,3 per cento dichiara che incide abbastanza o molto sul proprio bilancio, mentre il 65,4 per cento riferisce un impatto rilevante sulle abitudini di utilizzo del veicolo. Critica anche la condizione di pensionate e pensionati, che rappresentano il 14,6 per cento del campione: l’84,2 per cento giudica del tutto insufficiente l’adeguamento degli assegni al costo della vita, il 14,4 per cento lo considera solo parziale e appena l’1,8 per cento ritiene che la rivalutazione copra davvero l’inflazione. La sfiducia nella politica è tra gli elementi più evidenti emersi dal sondaggio. Su una scala da 1 a 5, la fiducia nel Governo si ferma a una media di 1,37, con il 75,8 per cento dei rispondenti che assegna il punteggio minimo. Leggermente migliore, ma comunque molto basso, il giudizio sulle istituzioni locali, Comune e Regione, che raggiungono una media di 1,57: anche in questo caso il 59,5 per cento assegna il punteggio minimo”.

 

 

“Nonostante ciò, le persone indicano con chiarezza le misure che ritengono più urgenti: riduzione della pressione fiscale su salari e pensioni (57,4 per cento), controllo dei prezzi sui beni di prima necessità (54,9 per cento), rinnovo dei contratti collettivi (42,2 per cento), potenziamento del trasporto pubblico con riduzione dei costi (31,8 per cento), ampliamento dello smart working (29,4 per cento) e agevolazioni su affitti e mutui (24,3 per cento). “Quanto emerge dalla campagna di ascolto rappresenta un campanello d’allarme chiaro – commenta il segretario generale della Cgil Roma e Lazio Natale Di Cola –. La maggioranza delle persone che ha risposto ha un lavoro e un salario, ma fatica a sostenere spese essenziali e irrinunciabili, come quelle per la casa, le utenze e l’alimentazione. Servono risposte e misure concrete. Il Comune di Roma e la Regione Lazio possono fare la loro parte, a cominciare dal sostegno alle fasce più deboli e dall’eliminazione delle maggiorazioni sulle addizionali locali all’Irpef, che risultano tra le più alte d’Italia. Occorre intervenire rapidamente, perché la crisi, oltre a essere già intensa, rischia di protrarsi a lungo”.